IL PADRONE FURIOSO

 

A seguito delle elezioni dello scorso quattro marzo, l’intero agone politico ha subito uno sconquasso: non solo la “sinistra” è pressoché scomparsa, ma anche la destra radicale si trova, per la prima volta dal 1994, con una guida che – a giudicare dai voti – non è più quella di Silvio Berlusconi.

Questi non ha assorbito la notizia senza battere ciglio, anzi; sono passati pochi giorni e, visto che Matteo Salvini cerca di costruire una compagine governativa con il Movimento 5 Stelle, è passato al contrattacco con il tipico stile padronale: quello che prevede il ricatto.

In sostanza, i portavoce nazionali di Silvio Berlusconi– in tutta evidenza dietro “consiglio” del loro padrone – hanno già dichiarato, a tutti i quotidiani nazionali borghesi, che «nel caso la Lega desse vita a governi contro natura sarebbe fuori dalla coalizione»: a quel punto Forza Italia abbandonerebbe le Giunte locali, provocandone la caduta.

Bisogna dire che Berlusconi, in questo, non è affatto diverso dai suoi “colleghi” padroni: pur di restare al comando della coalizione della destra radicale, anche se non ne ha più titolo alcuno, usa l’arma del «o si fa come dico io, o si va tutti a casa»: peccato per lui che nelle amministrazioni locali non tutti siano d'accordo.

E' il caso della Liguria, dove si è assistito ad una vera e propria rivolta contro il coordinatore regionale Sandro Biasotti, che aveva cercato di far passare la linea di Silvio Berlusconi, ed è stato costretto a smentire le sue dichiarazioni: l’astro del signore delle "cene eleganti" sta spegnendosi, e noi saremo qui a festeggiare la sua fine politica.

 

Bosio (Al), 20 marzo 2018

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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